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2008 MANY STORIES ONE VOICE ONLINE COLLECTION
Gervasint Valeria, age 33, Italy
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Scrivere questa storia mi ha permesso di focalizzare
l’attenzione sulla mia esperienza e di quanto sia stato entusiasmante dare
voce al mio sguardo. Ora però sono in difficoltà perché l’utilizzo della
lavagnetta crea dubbi a chi legge i miei scritti e vorrei avere la
possibilità di trovare un ausilio che mi renda il più possibile autonoma e
veloce. Le persone che al centro diurno si occupano di me si stancano di
seguire i miei occhi e perdendo la reciproca attenzione sembra che la
qualità del mio pensiero sia molto bassa e mi fanno capire in vari modi che
non sono così intelligente come i miei genitori vogliono far credere. Questo
mi fa molto male, perché basterebbe avere un po’ di tempo in più e meno
preconcetti. E’ vero ho 33 anni ma non sono ancora pronta per essere
considerata una “vecchia signora” solo da assistere.
“LA VOCE DELLO SGUARDO”
L’orgoglio venne quando
Valeria fece intuire, attraverso lo sguardo, che sarebbe diventata forte ed
avrebbe conquistato il suo spazio vitale. La sua vita prese il
corso di un torrente in continua
ricerca. Cercò con gli occhi le persone, poi i giochi, poi piccole parole e
poi le lettere, con le quali cominciò a presentarsi non solo ai suoi
genitori, ma anche ad insegnanti e compagni. Con le conquiste cominciarono
anche dubbi. Scoprì che proprio le persone “più specializzate”, erano quelle
che frenavano le sue sicurezze. Alcune, con modestia, accettarono di
avvicinarsi al suo modo di comunicare, altre la avversarono, ma nonostante
ciò, caparbiamente andò avanti. Valeria
divenne piccolo lago di
montagna. Quando alle scuole medie, cominciò a voler raccontare,
attraverso una lavagnetta trasparente, chi era come persona,
cominciò a farsi apprezzare non solo per le nozioni che apprendeva,
ma per il pensiero personale
che cominciava a formarsi. Divenne
palude quando, durante il
periodo delle scuole superiori, alcuni docenti cercarono di relegarla nella
sua condizione di dipendenza: non credevano assolutamente a ciò che lei
scriveva. Un’assistente che
valorizzò Valeria, docenti che presero a cuore la sua persona, un’insegnante
di ginnastica, che le fece conoscere alcune compagne di altre classi,
divennero piccole sorgenti d’acqua
pura, allentarono la melma.
All’università Valeria
conobbe un grande docente, che comunicava con un comunicatore vocale. Questo
incontro le ridiede vitalità. Il professore si affezionò a Valeria e l’aiutò
a preparare due esami: con lui Valeria si rese conto che c’erano persone che,
attraverso la la caa, erano arrivati a conquistarsi un proprio ruolo nella
vita. Riconquistata un po’ di
fiducia, Valeria con la sua lavagnetta divenne
fiume. Superò gli esami, si
innamorò di un compagno d’università e, per qualche tempo, si sostennero
vicendevolmente. Poi, in un momento di
stanca, lasciò l’università. Le compagne, che l’avevano fino ad allora
sostenuta, si erano costruite una vita distanti da lei. Il fiume perse la
sua “grandezza”. Valeria si rese conto che era in
pericolo. Cosa poteva fare per rimanere persona? Entrò a far parte di un
centro diurno. Le proposero la pittura quasi come alternativa alla
comunicazione e lei ci provò. Dal fiume uscì un braccio secondario
Finalmente, si rende
conto di cosa può fare per mantenersi “viva”: non credere a tutte quelle
persone che vogliono farle credere che essere adulta vuole dire “accontentarsi”, vuole mantenere vivi i
desideri, non vuole invecchiare prima del tempo. Scriverà la sua storia:
ha tanto materiale a disposizione. Deve solo trovare uno strumento che le
consenta di lavorare in autonomia, perchè il dubbio è sempre presente. I rami del suo fiume
sono arrivati al mare.
VALERIA GERVASINI-
ITALIA
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