ISAAC AAC Awareness Month
 
 


2008 MANY STORIES ONE VOICE ONLINE COLLECTION

 

Gervasint Valeria, age 33, Italy

 

Click HERE to download the story in Microsoft  Word format.



Mi chiamo Valeria Gervasini, abito a Milano (Italia). Ho 33 anni. Sono arrivata alla caa con un percorso iniziato quando avevo 3 anni, quando ho cominciato a riconoscere alcune parole di oggetti e persone a me vicine. Successivamente ho cominciato a comporre parole e piano piano pensieri più personali. Nel mio percorso comunicativo ho utilizzato oltre alla lavagnetta trasparente, che oggi  si chiama “lettre”, il comunicator e i programmi MercurY e Solaris, a scansione.

Scrivere questa storia mi ha permesso di focalizzare l’attenzione sulla mia esperienza e di quanto sia stato entusiasmante dare voce al mio sguardo. Ora però sono in difficoltà perché l’utilizzo della lavagnetta crea dubbi a chi legge i miei scritti e vorrei avere la possibilità di trovare un ausilio che mi renda il più possibile autonoma e veloce. Le persone che al centro diurno si occupano di me si stancano di seguire i miei occhi e perdendo la  reciproca attenzione sembra che la qualità del mio pensiero sia molto bassa  e mi fanno capire in vari modi che non sono così intelligente come i miei genitori vogliono far credere. Questo mi fa molto male, perché basterebbe avere un po’ di tempo in più e meno preconcetti. E’ vero ho 33 anni ma non sono ancora pronta per essere considerata una “vecchia signora” solo da assistere. 
Valeria Gervasini.

 

“LA VOCE DELLO SGUARDO”

 

Valeria nacque in una grande città italiana. I suoi genitori l’avevano desiderata e l’accolsero con tutto l’amore di cui erano capaci.

L’orgoglio venne quando Valeria fece intuire, attraverso lo sguardo, che sarebbe diventata forte ed avrebbe conquistato il suo spazio vitale.

La sua vita prese il corso di un torrente in continua ricerca. Cercò con gli occhi le persone, poi i giochi, poi piccole parole e poi le lettere, con le quali cominciò a presentarsi non solo ai suoi genitori, ma anche ad insegnanti e compagni. Con le conquiste cominciarono anche dubbi. Scoprì che proprio le persone “più specializzate”, erano quelle che frenavano le sue sicurezze. Alcune, con modestia, accettarono di avvicinarsi al suo modo di comunicare, altre la avversarono, ma nonostante ciò, caparbiamente andò avanti.

Valeria  divenne piccolo lago di montagna. Quando alle scuole medie, cominciò a voler raccontare, attraverso una lavagnetta trasparente, chi era come persona,  cominciò a farsi apprezzare non solo per le nozioni che apprendeva, ma per il  pensiero personale che cominciava a formarsi.

Divenne palude quando, durante il periodo delle scuole superiori, alcuni docenti cercarono di relegarla nella sua condizione di dipendenza: non credevano assolutamente a ciò che lei scriveva.

Un’assistente che valorizzò Valeria, docenti che presero a cuore la sua persona, un’insegnante di ginnastica, che le fece conoscere alcune compagne di altre classi, divennero piccole sorgenti d’acqua pura, allentarono la melma.

Le sorgenti contribuirono inoltre alle conquiste sociali  di Valeria.

All’università Valeria conobbe un grande docente, che comunicava con un comunicatore vocale. Questo incontro le ridiede vitalità. Il professore si affezionò a Valeria e l’aiutò a preparare due esami: con lui Valeria si rese conto che c’erano persone che, attraverso la la caa, erano arrivati a conquistarsi un proprio ruolo nella vita.  

Riconquistata un po’ di fiducia, Valeria con la sua lavagnetta divenne fiume. Superò gli esami, si innamorò di un compagno d’università e, per qualche tempo, si sostennero vicendevolmente.

Poi, in un momento di stanca, lasciò l’università. Le compagne, che l’avevano fino ad allora sostenuta, si erano costruite una vita distanti da lei. Il fiume perse la sua “grandezza”. Valeria si rese conto che era in  pericolo. Cosa poteva fare per rimanere persona?

Entrò a far parte di un centro diurno. Le proposero la pittura quasi come alternativa alla comunicazione e lei ci provò. Dal fiume uscì un braccio secondario che si incamminò parallelo al ramo principale che si definisce nei suoi margini: Valeria vuole raccontarsi, partecipare alla vita e ricorda che, ha scritto articoli, con l’aiuto della mamma, su una rivista scientifica e su dei giornali femminili.

Finalmente, si rende conto di cosa può fare per mantenersi “viva”: non credere a tutte quelle persone che vogliono farle credere che essere adulta vuole dire “accontentarsi”,

vuole mantenere vivi i desideri, non vuole invecchiare prima del tempo.

Scriverà la sua storia: ha tanto materiale a disposizione. Deve solo trovare uno strumento che le consenta di lavorare in autonomia, perchè il dubbio è sempre presente.

I rami del suo fiume sono arrivati al mare. 

 

 

 

 

VALERIA GERVASINI- ITALIA